Scrivere una tesi


Spauracchio e timore di molti studenti, la tesi di laurea che conclude l’iter universitario, può diventare motivo di soddisfazione per uno studente, chiamato magari per la prima volta a redigere uno scritto articolato di propria mano.

Il primo passaggio è la scelta dell’argomento che dovrà essere interessante sia per l’autore che per il lettore; infatti  sarà un lavoro impegnativo ed è dunque fondamentale che risulti coinvolgente, tanto più che  una tematica gradita porterà a un atteggiamento più dinamico e propositivo anche con il relatore. Nello stesso tempo bisogna  considerare le competenze per affrontare l’argomento stesso, e quanto siano reperibili e accessibili i materiali per svolgere il lavoro.
Una volta trovato un settore che rispetti i requisiti di interesse e accessibilità in senso lato, è necessario focalizzarsi su un aspetto particolare dell’ambito stesso, magari meno trattato o approfondito, al fine di creare un lavoro il più possibile originale e allo stesso tempo non generico o dispersivo.

Una volta individuata  la tematica e concordata col relatore  bisogna procurarsi il materiale da cui attingere. È  necessario cercare nei cataloghi di biblioteche ed emeroteche (dove si trovano le riviste specializzate, generalmente più aggiornate delle monografie), o anche archivi in caso di necessità di documentazione storica (i quali spesso però richiedono formale richiesta d’accesso). Un ottimo spunto può  darlo la bibliografia dei manuali di ordine generale per trovare qualche lavoro più specifico, oppure, cercando su cataloghi online: utilissimo l’OPAC (di Online Public Access Catalog), il catalogo informatizzato delle biblioteche che consente una ricerca secondo più criteri, comprese parole chiave e soggetti dei testi. In questo modo si  trovano testi insospettabili che potrebbero rivelarsi utilissimi. La bibliografia dovrà comprendere parecchie voci, librarie o digitali che siano. Attenzione a non esagerare: i testi presenti andranno in qualche modo utilizzati o citati e, oltre all’aumento della mole di lavoro, il rischio è quello di allargare troppo il campo e andare fuori tema.

Dopo aver raccolto la bibliografia, che comunque potrà essere sempre ampliata a lavoro in corso, occorrerà iniziare a leggere: è  opportuno, in questa fase, segnare le parti più importanti, i passaggi da citare o quelli da cui attingere per sviluppare il discorso. È  necessario segnare tutto a parte, comprese le informazioni bibliografiche da riportare nelle note (autore, titolo, editore, anno e luogo di pubblicazione, pagina della citazione se riportata letteralmente): sarà un lavoro un po’ lungo, ma tornerà utilissimo durante la stesura. 
Una volta approfondito l’ argomento con tutto il materiale, si comincia a pensare a una possibile struttura organizzando una scaletta in cui sviluppare i vari concetti e in cui inserire il materiale estrapolato dalle fonti. 
A questo punto si può cominciare a buttare giù le idee. Nonostante la tesi sia un elaborato personale e originale, da sviluppare un po’ come meglio si crede seppur in accordo con le indicazioni del relatore, è bene tenere a mente alcune parti strutturali più o meno fisse che dovranno essere presenti:

o   Frontespizio: ovvero la copertina, da ripetere nella prima pagina della tesi dopo una pagina bianca. Vi si riporta l’università e il corso di studi, l’anno accademico, il titolo della tesi, il relatore e il candidato; in genere il modello da compilare è facilmente reperibile sui siti degli atenei.

o   Indice: vi si dovrà riportare tutti i titoli e sottotitoli, in formati diversi, e la rispettiva pagina.

o   Introduzione: parte fondamentale, perché con ogni probabilità la commissione si fermerà proprio a indice, introduzione ed eventuali conclusioni: dovrà quindi essere una panoramica dell’argomento scelto, degli obiettivi di lavoro, dei metodi utilizzati per conseguirli e delle motivazioni dell’elaborato, da scrivere, SOLO a tesi conclusa. 

o   Corpo: il lavoro vero e proprio, la parte cioè in cui sviluppare il discorso. E’ la sezione più ampia e sarà dunque opportuno che sia divisa in capitoli e paragrafi: è fondamentale la chiarezza espositiva, oltre alle argomentazioni. A sostegno di queste ultime, non dimenticare le citazioni prese dai materiali (senza comunque che il lavoro diventi un semplice collage di lavori altrui….) utilizzando le virgolette in caso di frasi brevi, oppure riportando invece isolate le citazioni più lunghe (diminuendo anche il carattere e restringendo i bordi laterali); tutte le citazioni dovranno essere supportate da una nota a piè di pagina che comprenda la informazioni del testo e la pagina in cui è riportata la citazione stessa.

o    Conclusioni: sono, l’ultimo capitolo della tesi, in cui si fa una discussione su quanto riportato nel corpo, le osservazioni e gli obiettivi che vi eravate prefissati all’inizio del testo. La presenza delle conclusioni non è imprescindibile, soprattutto per quanto riguarda le tesi letterarie e umanistiche che non necessariamente devono giungere a un risultato definito ed esplicitamente indicato.

o Bibliografia: necessita di tempo e attenzione, perché dovrà essere scritta all’insegna dell’ordine e della coerenza. Non c’è uno standard fisso sull’ordine in cui riportare i testi utilizzati, l’importante sarà mantenere sempre lo stesso criterio; chiaro che bisognerà riportare tutte le informazioni disponibili (autore con cognome e iniziale del nome, titolo, casa editrice, anno e luogo di pubblicazione, numero di edizione o ristampa), segnalando i casi in cui non sia possibile reperirle (con gli acronimi s. l., s. d., s. e. ad esempio, rispettivamente “senza luogo”, “senza data” e “senza editore”); importante inoltre ordinare i testi di uno stesso autore per ordine cronologico e riportare il curatore in caso di volumi collettivi (con la dicitura “a cura di”).

Essendo un testo di livello universitario, è chiaro come a essere valutata non sarà solo l’originalità e le argomentazioni della tematica, ma anche la forma. Per quanto riguarda lo stile, è consigliabile usarne uno il più possibile chiaro e formale, senza inutili digressioni o figure retoriche; da evitare anche i luoghi comuni e le ripetizioni, a meno di termini tecnici. Lo stile insomma dovrà essere accademico e curato, senza però cadere nelle eccessive enfatizzazioni. Non è necessario presentare chissà quale corposo lavoro: sarà anzi preferibile presentare un testo meno lungo ma più coerente nei propri propositi, senza eccessive digressioni che lo rendano inconcludente. Ovviamente però la profondità del lavoro svolto sarà legata al tipo di tesi da presentare (triennale o magistrale) e all’argomento più o meno vasto.

FONTE :Web

 



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